è vero come ha detto Paco TabioII che la libertà non ve la regalano, dovete conquistarla con il cuore. Non ci accorgiamo quanto sia importante l'unità fino a che non colpisce i nostri interessi e ci rendiamo conto di essere un solo punto minuscolo in un immenso oceano. Cerchiamo disperatamente di trovare un appiglio. Il problema non riguarda il nostro intento, ma è che ci deve essere una questione che coinvolge quasi tutti per capire che "più siamo, più forti siamo". Non è possibile continuare in questo modo, purtroppo la libertà che aspiriamo non la raggiungeremo. Non è che sono pessimista, ma è quasi un dato di fatto. Ma da altro canto io ci credo in questo movimento, in questa onda impetosa, in quello che combattiamo e difendiamo. Spero inoltre che tale movimento non si fermi solo al 14 novembre ma che continui a essere parte dell' intera istruzione pubblica. Dove proporrà dei cambiamenti e miglioramenti insieme agli organi decisionali, dove saremo portavoci degli studenti e insieme cercheremo di migliorare l'università. E tutto questo spero che verrà fatto seguendo il nostro cuore che ci indicherà i nostri passi da fare.
Oggetto: Appello assemblea nazionale studentesca - 31 ottobre
Gli sguardi che ci rimangono negli occhi, in questi giorni frenetici,
sono quelli delle mille assemblee nelle scuole occupate. Una
generazione vuole riprendersi tutto, cominciando dalla trasformazione
dei luoghi che attraversa ogni giorno. Riprende finalmente corpo la
parola politica.
Tutto intorno a noi è crisi, economica e sociale: è il progetto
neoliberista che smentisce se stesso per potersi riaffermare. Usano il
denaro per salvare le banche e lasciare che l’esercito presidi le
città, ma dicono che il denaro non c’è per il pensiero e il sapere,
l’istruzione e la formazione. Dicono che il sapere non serve, è
fannullone in chi lo insegna, è inutile e bullo in chi lo dovrebbe
apprendere. Dicono che serve sapere solo ciò che serve all’impresa e
al mercato. Sanno molto bene che per diventare uno sfruttato di domani
è meglio non sapere nulla. Dicono che puoi sapere solo se sei italiano
e infatti questo governo italiano sa bene di essere razzista.
Gelmini e Tremonti sanno quello che vogliono: colpire l'istruzione
pubblica ma per riportare un’intera generazione nel recinto della
subordinazione. Ci vorrebbero passivi, precari, soli, controllabili,
ignoranti: un’esistenza mercificata e una vita predestinata dal ricatto.
Vogliono fare il deserto, e dicono che si chiama riforma.
Tagliano risorse, strumenti materiali e immateriali, per rendere
sterile e infertile la trasmissione del sapere, per cancellare la
possibilità che uno sguardo critico sul mondo possa vivere domani
negli uomini e nelle donne.
Vogliono fare il deserto perché solo nel deserto possono sopravvivere
controllo e disciplina, e spesso lo dicono.
Rendono le scuole, le università, i centri di ricerca, gabbie
privatizzate e separate, figlie del mercato e del potere: il voto in
condotta, il grembiulino, la scuola dell'ordine e della sanzione, il
ghetto delle classi separate, l'aziendalizzazione del sistema
formativo e l'emarginazione del sapere non monetarizzabile sono i
nuovi obiettivi di una battaglia che viene da lontano. Noi non
difendiamo la scuola che c’è, noi vogliamo inventarne un’altra diversa
e migliore.
Vogliono il nostro futuro ma non sanno che il futuro non si impone,
non si ruba, non si può promulgare con nessuna legge. Altrimenti
diviene immediatamente passato. E infatti questa scuola ha il sapore
della muffa del passato.
A noi piace che il futuro rimanga futuro, per farlo ha bisogno di
essere scelto liberamente dalle persone in carne ed ossa. Ora per
salvare il futuro noi abbiamo scelto: scelto di affollare le strade,
far rimbombare le nostre parole in migliaia di assemblee, di occupare
scuole e atenei. Occupare lo spazio, tutto lo spazio che c’è. Occupare
il tempo, per tutto il tempo che c’è. Da Torino a Palermo, da Roma a
Milano, da Siena a Bari, mille volti e mille voci disegnano un cammino
nuovo da percorrere insieme. Confrontare i nostri passi è la prossima
tappa di questa strada in salita. Per questo proponiamo di
incontrarci, all'indomani dello sciopero della CGIL, a Roma, il 31
ottobre per dare vita ad un’assemblea nazionale di tutte le scuole in
lotta. Per questo vi chiediamo di firmare questo appello: per
scegliere insieme le strade della nostra ribellione.
Questo è uno scritto di un mio amico






